In attesa dell'approvazione in via definitiva in Senato del disegno di legge sul lavoro autonomo e il lavoro agile, il cosiddetto smart working che consente di eseguire prestazioni di lavoro senza l’obbligo di svolgerle in uno specifico luogo di lavoro, ci si interroga sugli effetti delle intese siglate prima dell’approvazione dello Statuto. Secondo le stime dell’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano sono quasi 300 mila i lavoratori già coinvolti in un progetto di smart working.
L’articolo di Francesca Barbieri a pag. 8 de “Il Sole 24 Ore” mette in luce alcune criticità del provvedimento, prime tra tutte l’assenza di un periodo transitorio che permetta di coordinare lo Statuto e gli accordi sperimentali già siglati e l’assenza di una normativa specifica sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Il venir meno del riferimento specifico per il luogo di lavoro sul quale si esercitano obblighi e controlli del datore di lavoro rende difficile comprendere la responsabilità dello stesso in materia di sicurezza e prevenzione.
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