Martedì, 03 Ottobre 2017 12:07

Licenziamento valido anche con cambio residenza non comunicato

Non può essere ritenuto nullo il recesso di un dipendente che, non avendo comunicato il cambio di residenza al datore di lavoro, ha ricevuto la lettera di licenziamento all’indirizzo comunicato all'atto dell'assunzione.

Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.22295/2017, anticipata a pag. 22 de Il Sole 24 Ore di oggi, che ha visto una lavoratrice contrapporsi al licenziamento disciplinare ricevuto tramite raccomandata ad un indirizzo di residenza mai aggiornato e comunicato all’azienda per cui lavorava. L’impresa, resasi conto dell’accaduto, ha poi inviato una seconda raccomandata all'indirizzo corretto. I giudici di merito, però, aveveno ritenuto il licenziamento nel primo caso "irrilevante", perché comunicato all’indirizzo sbagliato, e nel secondo "inefficace", poiché intimato oltre il tempo massimo previsto dal contratto collettivo applicato al rapporto. L’azienda, quindi, ha successivamente fatto ricorso alla Corte di legittimità ritenendo che la mancata comunicazione di cambio di residenza da parte del dipendente fosse compito dello stesso e non fatto evincibile dall’azienda dalla sola comunicazione relativa al Tfr.

Le motivazioni fornite dalla Suprema Corte nel considerare valido il recesso del rapporto di lavoro nell’articolo disponibile nel servizio quotidiano di rassegna stampa nazionale per tutti i Consulenti del Lavoro iscritti al portale della Fondazione UniversoLavoro.

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