Venerdì, 29 Giugno 2018 10:50

Part-time e clausole elastiche illegittime

L’illegittimità accertata dell’apposizione di clausole elastiche in un contratto part-time non comporta l’invalidità del contratto e nemmeno la sua trasformazione, ma solo l’integrazione del trattamento economico. Secondo la Corte di Cassazione, che si è espressa con la sentenza n.6900/18, la disponibilità alla chiamata del datore di lavoro, richiesta di fatto al lavoratore, pur non potendo essere equiparata a lavoro effettivo, deve comunque trovare adeguato compenso. Questo in considerazione della maggiore penosità ed onerosità che di fatto viene ad assumere la prestazione lavorativa, per la messa a disposizione delle energie lavorative, per un tempo maggiore rispetto a quello lavorato effettivamente. Le conseguenze patrimoniali, infatti, sono connesse con i maggiori oneri derivanti dalla sfera giuridica del lavoratore, valutabili come disponibilità in attesa dell’eventuale chiamata al lavoro. Tutto questo rileva anche sulle difficoltà di programmazione di altre attività, l’esistenza e la durata del preavviso, le prestazioni a comando rispetto all’intera prestazione, la quantità di lavoro stabilito in misura fissa, la convenienza da parte del lavoratore di concordare di volta in volta le modalità della prestazione. Si tratta di elementi che incidono sui tempi di vita e quelli di lavoro, che richiedono il riconoscimento di un’integrazione economica da quantificare e liquidare in via equitativa. Nel caso specifico la Corte ha dichiarato illegittima la clausola elastica a chiamata contenuta nel contratto part-time. Ricordiamo che la norma prevede che l’eventuale mancanza o indeterminatezza nel contratto scritto delle indicazioni puntuali della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell'orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all'anno, non comporta la nullità dei contratti part-time, ma prevede due ipotesi.

Se l’omissione riguarda la durata della prestazione, su domanda del lavoratore, può essere dichiarata la sussistenza tra le parti di un lavoro a tempo pieno, mentre, se riguarda la collocazione temporale dell’orario, il giudice determina le modalità reali di svolgimento (riferite anche alle responsabilità familiari del lavoratore e alle esigenze del datore). Queste due ipotesi decorrono dal momento dell’accertamento giudiziale, per il periodo precedente, invece, il lavoratore avrà diritto, in aggiunta alla retribuzione per il lavoro effettivamente reso, ad un quo risarcimento danni. Tutte le informazioni sono reperibili dai Consulenti del lavoro.