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Mercoledì, 03 Agosto 2022 16:56

Decreto Trasparenza, un passo indietro rispetto alla transizione digitale

Un Paese a due facce. “Un’Italia che guarda avanti e una che guarda indietro. C’è una parte del Governo che cerca la transizione digitale e un'altra che ripercorre i noti percorsi delle procedure cartacee”. Apre così l’editoriale firmato dal Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, pubblicato il 3 agosto 2022 sul quotidiano Verità & Affari, in cui commenta le principali criticità del Decreto Trasparenza (D.Lgs. n. 104/2022). Prime tra tutte: complicazioni burocratiche e tempistica di entrata in vigore. Il provvedimento, oggetto di una lettera a firma della Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, inviata al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Andrea Orlando, lo scorso 2 agosto, recepisce la Direttiva europea 2019/1152 in materia di condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili. Stando alla norma, a partire dal prossimo 13 agosto, datori di lavoro e committenti saranno tenuti a comunicare ai lavoratori, in fase di assunzione, tutta una serie di informazioni relative al rapporto di lavoro. La scelta operata nel provvedimento di aumentare gli obblighi informativi ha creato, però, secondo De Luca, “le condizioni per un enorme aggravio di oneri burocratici nella gestione dei rapporti di lavoro, senza aumentare i vantaggi per i lavoratori”. Questi ultimi, al contrario, saranno destinatari di “un corposissimo documento cartaceo”, in barba alla transizione digitale prevista dal PNRR.
Per il Presidente della Fondazione Studi, esiste il rischio concreto che così tante informazioni “allontanino dalla piena comprensione dei testi e disincentivino i lavoratori da una lettura più approfondita dei Contratti Collettivi di riferimento”. Senza dimenticare poi che la norma entrerà in vigore in un “periodo in cui nel Paese reale tutti provano a riposare per qualche giorno e non certo ad affrontare novità stravolgenti”. L’auspicio, dunque, è di adottare i “necessari correttivi sia per la tempistica che il rinvio ai contratti collettivi”.

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