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Lunedì, 25 Settembre 2017 11:05

Il lavoro nella quarta rivoluzione industriale

A cura di Maurizio Sacconi, Presidente della Commissione Lavoro del Senato

Il Festival del Lavoro si è ormai consolidato come l'evento annuale più rilevante sui molteplici aspetti della vita lavorativa. Il prossimo appuntamento si colloca in un mercato del lavoro ormai caratterizzato da continue transizioni professionali, in quanto le nuove tecnologie cambiano radicalmente, e con progressione geometrica, i modi di produrre e di consumare. La velocità, la pervasività, l'imprevedibilità sono le caratteristiche di questa Quarta rivoluzione industriale, nella quale l'occupabilità delle persone si fonda quindi sulla loro possibilità e capacità di imparare in modo perpetuo. Il che significa possedere una robusta educazione morale per distinguere il bene dal male nelle infinite fonti di apprendimento, una base culturale completa, abilità che si acquisiscono solo nell'esperienza pratica come l'attitudine al sacrificio. Sono necessari di conseguenza nuovi metodi pedagogici in grado di integrare teoria e pratica, tanto per i giovani quanto per gli adulti. Le stesse politiche attive devono essere sostituite da un ambiente comunitario e istituzionale che offra a ciascuno continue opportunità di potenziamento e di evoluzione delle proprie capacità. È l'ora di sostituire i sostegni all'offerta formativa con il finanziamento diretto o indiretto della domanda di apprendimento, dalla deducibilità delle spese per autoformazione alla migliore operatività dei fondi interprofessionali, dall’abilitazione delle casse previdenziali al credito d'imposta per gli investimenti dell'impresa nelle competenze dei lavoratori, dall'assegno di ricollocamento per i disoccupati sino ai prestiti d'onore per le persone che vogliono investire su sé stesse.

Nella nuova impresa digitale sono messi in discussione i confini tra la subordinazione e l'autonomia della prestazione perché tutti lavorano a risultato e tutti conoscano nuove fragilità. Muore il vecchio diritto pesante del lavoro e cambia la gerarchia delle fonti, nel senso che la legge può fissare solo i diritti fondamentali e inderogabili mentre spetta alla duttile contrattazione, specie di prossimità, rendere effettiva nelle concrete circostanze la possibilità per ogni lavoratore di condividere il progresso tecnologico, rendendolo peraltro partecipe di una comunità protettiva attraverso misure aziendali rivolte all'intero nucleo familiare. Ed ovviamente il salario non può che definirsi lì dove si produce la ricchezza, premiando non solo la produttività ma anche le maggiori competenze acquisite. L'ombrello dei grandi contratti collettivi nazionali avrà soprattutto il compito di costruire un secondo pilastro di welfare tendenzialmente universale nel quale si integrano, dalla culla alla tomba, sanità, previdenza e assistenza. Sarà vita buona? L'equilibrio tra lavoro, affetti e riposo potrà essere sostenuto solo in parte da regole come il diritto alla disconnessione. Per il resto, nella nuova dimensione "liquida" del lavoro, ove vengono meno i vincoli spazio-temporali, solo un uomo solido per i suoi principi vorrà e saprà organizzare i tempi di vita.