Giovedì, 22 Settembre 2016 14:47

Contributi su maternità autonome: una criticità da eliminare

Le lavoratrici madri titolari di partita iva e che svolgono un’attività autonoma hanno diritto in gravidanza ad una indennità di maternità che sostituisce il reddito perduto dalla lavoratrice nel periodo di interruzione del lavoro. Il diritto all’indennità si estende a tutte le forme di lavoro autonomo indipendentemente dalla cassa previdenziale di appartenenza (gestione separata Inps, Casse professionisti). Tuttavia, poiché l’indennità di maternità è sostitutiva di un reddito, costituisce, a norma dell’art. 6 del TUIR, base imponibile Irpef. Si realizza, così, il paradosso previdenziale: l’indennità forma base imponibile fiscale e contemporaneamente diventa base imponibile su cui pagare i contributi previdenziali e assistenziali.
Questo non accade per le lavoratrici dipendenti, dove si prevede che il datore di lavoro possa beneficiare di una esenzione contributiva totale stante le specifiche previsioni contenute nell’art. 6 D. Lgs. n. 314 del 2 settembre 1997. In altri termini, in caso di maternità e relativa assenza obbligatoria, il datore di lavoro corrisponde un’indennità per conto dell’Inps ma non deve pagare i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori di legge.

Il parere n.9/2016 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia la forte iniquità del sistema previdenziale, che mette a rischio la costituzionalità della norma nel momento in cui gli Enti di previdenza impongono di pagare i contributi previdenziali anche su somme corrisposte a titolo di prestazioni assistenziali. Inoltre, questa diversità di trattamento si riflette anche sulla tutela pensionistica e sulla misura della prestazione, ridotta notevolmente per le lavoratrici autonome.

A questo proposito, il Consiglio Nazionale ha formulato una proposta atta a modificare tale regime contributivo.

Leggi il parere della Fondazione Studi

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