Lunedì, 18 Febbraio 2019 17:37

Malattia, nullaosta per curarsi all' estero

Nell’ipotesi di trasferimento all’estero del lavoratore durante l’assenza dal lavoro per malattia, è indispensabile ottenere un provvedimento autorizzativo ai fini del riconoscimento della relativa indennità. Con il messaggio n. 4271/18, l’INPS fornisce chiarimenti sull’autorizzazione rilasciata dall’Istituto ai sensi della circolare n. 192/96 nell’ipotesi di trasferimento all’estero (sia in paesi Ue sia in paesi extraeuropei) del lavoratore durante l’assenza dal lavoro per malattia, alla quale è subordinato il riconoscimento della relativa indennità. Alla luce del mutato quadro normativo sulla libera circolazione delle persone all’interno dell’UE, l’INPS afferma che il provvedimento di autorizzazione va riqualificato come valutazione medico-legale finalizzata ad escludere eventuali rischi di aggravamento del paziente, derivanti dal trasferimento medesimo, in ragione dei maggiori costi per indennità di malattia che una tale circostanza comporterebbe a carico dell’Istituto. Dunque, salvo i casi di autorizzazione da parte dell’ASL (che attengonoai profili, di diversa natura, relativi alla copertura delle prestazioni sanitarie erogabili in convenzione all’estero), il lavoratore che intenda trasferirsi in un altro Paese UE dovrà comunicarlo preventivamente alla Struttura territoriale Inps di competenza per le necessarie valutazioni medico-legali. Questa provvederà a convocarlo a visita di controllo ambulatoriale, per accertare l’effettivo stato di incapacità al lavoro e per escludere rischi di aggravamento conseguenti al trasferimento all’estero. Espletata la visita, sarà rilasciato al lavoratore un verbale valutativo. Qualora il paziente effettui comunque il trasferimento (che non può essergli vietato) nonostante il parere negativo dell’Inps, verrà sospeso il diritto all’indennità economica per tutti i casi in cui compia atti che possono pregiudicare il decorso della malattia. L’INPS nella circolare ricorda che la libera circolazione delle persone all’interno dei Paesi UE, già prevista dal Trattato sull’Unione Europea e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, si è nel tempo sempre più rafforzata ed evoluta, con l’introduzione del concetto di cittadinanza dell’UE (Trattato di Maastricht), la creazione dello “spazio Schengen” (dagli omonimi Trattati) e la Direttiva generale 2004/38/CE del parlamento Europeo e del Consiglio, concepita proprio per incoraggiare i cittadini dell’Unione a circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Info dai Consulenti del lavoro.

 

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