Mercoledì, 20 Aprile 2016 07:20

De Compadri (CNO): fare rete con le Stp

Al momento le Società tra professionisti costituite dai Consulenti del Lavoro con oggetto prevalente “Consulenza del Lavoro” sono 126, distribuite principalmente nelle seguenti regioni: Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto. Abbiamo chiesto al consigliere Luca De Compadri di commentare questa fotografia.

A che cosa si può attribuite lo scarso ricorso da parte degli iscritti alle Stp? Incide la mancanza di chiarezza sul regime fiscale e previdenziale o non si tratta di una formula ritenuta utile dai Consulenti del lavoro?

Quando la riforma delle professioni ha introdotto questa possibilità, come Consulenti del Lavoro abbiamo condiviso la scelta del Legislatore. Poco dopo però, passando alla fase applicativa, ci si è accorti che la norma non disciplinava il trattamento fiscale dei redditi prodotti dal professionista socio. Da allora non è mai stato chiarito a livello normativo se si tratta di redditi da lavoro autonomo - come dovrebbe essere - o di utili d’impresa. Quest’ultima classificazione è certamente meno conveniente. Su questo aspetto il Ministero della Giustizia ha ammesso di avere le mani legate e che serve un intervento legislativo ad hoc.

Crede che si possa apportare qualche modifica al regime delle Stp per incentivarne la diffusione?

Questo strumento dovrebbe avere una maggiore flessibilità, nel senso che dovrebbe prevedersi la possibilità per il professionista di potere partecipare almeno a due Stp. E, probabilmente, l’assunto di cui all’art. 10 della legge 183/11 secondo cui la Stp deve essere caratterizzata dall' esercizio in via esclusiva dell'attività  professionale  da parte dei soci, risulta troppo stringente per il professionista stesso. Il Jobs Act sul lavoro autonomo è certamente l’occasione per chiarire definitivamente che i redditi prodotti dal professionista all’interno di una Stp vanno considerati da lavoro autonomo. Senza dimenticare la problematica secondo cui anche le Stp dovrebbero godere del privilegio accordato ai professionisti in sede di riparto fallimentare delle aziende debitrici.

Le Stp con un socio di capitale sono circa la metà. Credete che questo possa essere utile agli Studi per incentivarne la crescita?

Non abbiamo nessuna preclusione nei confronti del socio di capitale purché rimanga strumentale – con paletti precisi - allo sviluppo dell’attività e non determinante nella scelte societarie.

Le Stp rafforzano il ruolo del professionista nel contesto delle materie riservate?

La valorizzazione della essenzialità del ruolo del professionista nell’ambito della STP viene ribadito e sostanzializzato dal legislatore. Infatti, la legge n. 183 del 2011 non ha comportato l’effetto di liberalizzazione del sistema delle professioni, ma ha soltanto previsto la possibilità di esercitare anche in forma societaria attività professionali specifiche, che richiedono un previo vaglio attitudinale e la conseguente iscrizione ad un apposito albo. Queste attività restano tali e perciò regolamentate in quei sensi, anche se possono ora essere esercitate secondo moduli organizzativi in parte nuovi e a talune speciali condizioni (cfr. Consiglio di Stato sentenza n. 103/2015).

Come può essere tutelata la libertà del professionista rispetto al “socio di capitale”?

Il ruolo dominante dei soci professionisti deriva dal carattere speciale della norma e deve necessariamente risultare in senso formale e sostanziale nell’ambito societario. Da ciò consegue, l’illegittimità delle deliberazioni e decisioni dei soci che, seppure prese nel rispetto formale della maggioranza qualificata dei due terzi, alterassero immotivatamente l’equilibrio funzionale degli interessi stabilito ex lege, in quanto il rispetto del principio di indipendenza del professionista va tutelato anche nella sua sostanzialità decisionale. In questo senso, non sono legittime clausole di gradimento riconosciute a favore del socio di capitale sull’ammissione di soci professionisti e nemmeno clausole di ripartizioni di utili in senso acausale al socio di capitale; tali clausole, potrebbero comportare  elusione della maggioranza qualificata, prevista dalla legge, alterando in modo immotivato l’equilibrio degli interessi.

Il socio di capitali può essere rappresentante legale della società?

Non v’è dubbio su tale circostanza, tuttavia, bisogna tenere in considerazione il fatto che la Stp ha come oggetto vincolato lo svolgimento di attività professionali riservate. Ne deriva che per lo svolgimento di tali attività il legale rappresentante, se non professionista, dovrà appositamente delegare il socio professionista abilitato. In buona sostanza, nei rapporti con gli istituti e con gli enti previdenziali nonché con l’agenzia delle entrate i rapporti diretti, anche in termini di autorizzazioni, dovranno essere tenuti dal menzionato socio professionista abilitato.

0
0
1
s2smodern