Venerdì, 15 Aprile 2016 09:30

Studi, prevale la voglia di autonomia

A cura di Raffaella Gargiulo

 

Rimane diffusa tra i professionisti italiani la propensione al lavoro individuale. Ancora timidi i segnali che evidenziano la tendenza ad associarsi tra loro. Ben il 75,9% dei professionisti in Italia svolge la propria attività in forma individuale, nella maggior parte dei casi come unico titolare dello studio professionale (53,5%), e solo il 17,7% è socio di uno studio con più titolari o di una società tra professionisti. Ad evidenziarlo è un recente rapporto Censis-Adepp dal titolo: “Le professioni in Italia: un valore per l’Europa”. 

Nel report si evidenzia che quando i professionisti decidono di mettere in comune le rispettive attività, a prevalere è solitamente una logica di affinità e contiguità, più che di differenziazione e complementarietà nell’offerta di servizi: nell’85% dei casi i soci sono individuati all’interno dello stesso gruppo professionale, mentre solo nel 15% rispecchiano ambiti di interesse diversi. A giocare un ruolo preponderante, poi, anche il settore professionale e la fascia d’età dei professionisti. Accanto a questi due filoni è interessante notare come una esigua fetta delle libere professioni (4,6%), per lo più gli studi associati (6,9%) ed i professionisti più giovani (6,5%), presentino, invece, un’offerta multi-specialistica, in grado di mettere assieme competenze specifiche e sfaccettature differenti su uno stesso ambito di interesse, dando vita ad un coagulo di saperi “ibridi” per il mercato attuale.

Faticano, quindi, ad avviarsi quei processi di consolidamento delle strutture che a tutt’oggi risultano confinate entro assetti estremamente atomizzati (tanti professionisti singoli), che danno vita a studi associati molto piccoli. Il motivo? Da un lato, la ritrosia a mettere da parte una quota dell’autonomia gelosamente preservata dai professionisti che non sempre sono disposti a condividere strategie e mercati con eventuali partner, dall’altro, per via del mercato di riferimento, costituito anch’esso da un target micro che può ben essere presidiato da strutture piccole e flessibili. Queste dinamiche sembrano avere specifiche caratteristiche anche a livello geografico: al Centro il 60,5% degli studi associati ha fino a due soci; al Sud (55,6%) è più radicata la tendenza dei professionisti ad associarsi con colleghi (rispettivamente il 22% e il 19,4% degli intervistati) ma manca un vivace tessuto di imprese ed è più rarefatta la presenza di grandi distretti industriali; al Nord Ovest, infine, cresce la quota di studi associati con un numero di partner più esteso (15,6%).

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