Martedì, 05 Aprile 2016 08:41

La centralità dell’università per formare spirito imprenditoriale dei giovani

Secondo alcuni studiosi una delle ragioni di perdita di competitività dell’economia mondiale si può attribuire alla mancanza di una diffusa educazione imprenditoriale, che se ben sviluppata potrebbe rappresentare un agente di cambiamento sociale in ogni settore. In questa mancanza è fortemente coinvolto il mondo accademico, che solo negli ultimi anni, anche in Italia, sta cominciando ad assumere un ruolo chiave nell’educazione e nell’incentivazione  all’imprenditorialità, promuovendo appositi corsi di studi, incoraggiando ricerca e sperimentazione, favorendo la nascita di start-up, attraverso la creazione di incubatori e contatti con il mondo imprenditoriale.  Le università, su questa linea, stanno sviluppando iniziative aggiuntive per accrescere la creatività e la mentalità imprenditoriale degli studenti. Queste iniziative vengono realizzate grazie a  programmi extra che incentivano il lavoro di gruppo, competizioni di idee d’impresa e altre attività essenziali per sviluppare le soft skill. In questo senso, gli Atenei contribuiscono a sviluppare competenze, abilità, conoscenze, tecnologie, sostenendo gli studenti nella creazione di nuove aziende e fornendo un adeguato insegnamento su come sviluppare il proprio business.

Anche in ambito comunitario, viene sottolineato come sia rilevante che lo spirito imprenditoriale venga incentivato, non solo negli studi commerciali ed economici, ma anche nell’ambito di studi tecnici, scientifici e creativi all’interno dei quali è più probabile che le idee imprenditoriali innovative e vitali sorgano. Ancor più importante è generare un approccio interdisciplinare e trasversale all’interno degli Atenei, per far dialogare studenti di economia con quelli di altre facoltà, affinché l’educazione all’imprenditorialità sia accessibile a tutti e crei gruppi per lo sviluppo e la sostenibilità di idee imprenditoriali.Alcuni ostacoli si frappongono tutt’ora alla realizzazione di progetti innovativi e di iniziative trasversali, per la tendenza dei dipartimenti universitari a lavorare in modo indipendente, con una struttura organizzativa basata spesso su piani di studio rigidi che non favoriscono l’emergere di nuovi approcci. Ulteriore limite è rappresentato, poi, dalla carenza di risorse umane e di finanziamenti, dove l’insegnamento orientato all’azione è più laborioso e costoso e richiede una formazione specifica da acquisire attraverso iniziative di rinforzo sul bagaglio di competenze e abilità

Fonte: Isfol “Spazi di apprendimento emergenti. Il divenire formativo nei contesti di coworking, GabLab e università” (gennaio, 2016)

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