Lunedì, 06 Novembre 2017 08:34

Legge 104/92, trasferimento possibile solo con consenso del lavoratore

Il lavoratore che, ai sensi della legge 104/92, assiste un familiare disabile non può essere trasferito unilateralmente da una sede di lavoro ad un’altra, nemmeno quando il trasferimento non comporti lo spostamento a una nuova unità produttiva. E’ il mutamento geografico del luogo di svolgimento della prestazione lavorativa che blocca il trasferimento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n.24015/17.

Nel caso specifico, il telegramma contenente la comunicazione del trasferimento era stato regolarmente consegnato al lavoratore. Il rifiuto del lavoratore di svolgere la prestazione lavorativa presso la mensa di Portici secondo il datore era ingiustificato, perché la nuova sede di lavoro si trovava a pochi chilometri di distanza dall’originaria sede di lavoro e dall’abitazione del lavoro del medesimo, le mansioni erano equivalenti a quelle già affidate presso il carcere di Poggioreale, l’orario di lavoro assegnato non era incompatibile con le esigenze del lavoratore di assicurare l’assistenza la familiare disabile. La sanzione risolutiva, inoltre, era proporzionata alla condotta addebitata perché costituiva violazione dei doveri fondamentali che incombono sul lavoratore, il quale avrebbe potuto contestare la legittimità del trasferimento nelle more dell’adempimento della prestazione lavorativa presso la nuova sede di lavoro.

La Corte ha rilevato che ai sensi dell’art. 33 c. 5 della L. n. 104/92, nel testo modificato dall’art. 24 c. 1 lett. b) della L. n. 183/10, il divieto di trasferimento del lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente opera ogni volta che muti definitivamente il luogo geografico di esecuzione della prestazione, anche se lo spostamento venga attuato nell’ambito della medesima unità produttiva. Ai sensi dell’art. 33 c. 5 della L. n. 104/92 , come modificato dall’art. 24 c. 1 lett. b) della L. n. 183/10, il diritto del lavoratore a non essere trasferito ad altra sede lavorativa senza il suo consenso, non può subire limitazioni risultando la inamovibilità giustificata dal dovere di cura e di assistenza da parte del lavoratore al familiare disabile, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro specifiche esigenze tecniche, organizzative e produttive che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte. Info dai Consulenti del Lavoro.