Lunedì, 02 Ottobre 2017 07:42

Disabile licenziabile solo dopo accertamento commissione medica

Un lavoratore disabile le cui condizioni di salute si siano aggravate, potrà essere licenziato solo dopo che la commissione medica abbia accertato l’impossibilità all’inserimento in azienda.

Così la Corte di Cassazione con la sentenza n.10576/17 si è espressa esaminando il caso di un dipendente disabile invalido civile (appartenente a categoria protetta) che era stato licenziato a seguito di accertamento da parte del medico competente dell’inidoneità a svolgere le mansioni di addetto ai servizi generali.

La Corte ha considerato l'irrilevanza della formulazione del giudizio di inidoneità alle mansioni di addetto ai servizi generali da parte di un medico competente anziché dalla Commissione medica di cui alla L. n. 104/92, stante che l'intervento del primo è stato sollecitato proprio dal lavoratore e che la diagnosi (di inidoneità) è risultata conforme a quella dallo stesso auspicata.

Nel caso di aggravamento delle condizioni di salute o di significative variazioni dell’organizzazione del lavoro, afferma la Cassazione, il disabile può chiedere che venga accertata la compatibilità delle mansioni a lui affidate con il proprio stato di salute. Nelle medesime ipotesi il datore può chiedere che vengano accertate le condizioni di salute del disabile per verificare se, a causa delle sue minorazioni, possa essere ancora occupato presso l’azienda. Qualora si riscontri una condizione di aggravamento che, sulla base dei criteri definiti dall'atto d’indirizzo e coordinamento sia incompatibile con la prosecuzione dell'attività lavorativa, o tale incompatibilità sia accertata con riferimento alla variazione dell'organizzazione del lavoro, il disabile ha diritto alla sospensione non retribuita del rapporto di lavoro fino a che l'incompatibilità persista. Durante tale periodo il lavoratore può essere impiegato in tirocinio formativo. Gli accertamenti sono effettuati dalla Commissione, la richiesta di accertamento e il periodo necessario per il suo compimento non costituiscono causa di sospensione del rapporto. Il rapporto può essere risolto nel caso in cui, anche adattando l'organizzazione del lavoro, la Commissione accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile in azienda. La Corte ritiene questa conclusione coerente con la speciale protezione accordata al disabile dalla disciplina interna e sovranazionale, finalizzata a ridurre i margini di apprezzamento discrezionale del datore, affidando ad un soggetto qualificato con caratteri di terzietà un peculiare giudizio tecnico. Info dai Consulenti del lavoro.