Venerdì, 17 Ottobre 2014 14:33

Lavoro durante la malattia giustifica licenziamento

E’ legittimo licenziare il lavoratore che, durante la malattia, presta la propria opera, seppur gratuita e presso il negozio di un familiare. Così ha deciso la Corte di Cassazione con la sentenza n.21093 del 3 ottobre 2014 rigettando l'impugnativa proposta da un lavoratore, licenziato dopo essere stato scoperto, mediante apposite indagini, a lavorare presso il negozio di casalinghi del fratello durante il periodo di malattia. Il ricorso del lavoratore, infatti, si incentrava sul fatto che lo svolgimento di alcune semplici prestazioni gratuite in favore di familiari, non potevano essere considerate come attività lavorativa, in quanto si erano concretizzate nello svolgimento di piccoli lavori di riparazione. Questa attività, inoltre, non avrebbe compromesso o ritardato la propria guarigione e non si trattava nemmeno di una simulazione dello stato patologico, così come non era un’attività espletata in contrasto con il divieto di concorrenza.

Dalle verifiche, invece, è emerso che il lavoro svolto presso il fratello dal dipendente durante la malattia, oltre a non essere occasionale, ma sistematico, riguardava l’esposizione della merce negli scaffali, la vigilanza della merce esposta ed in vendita e l’assistenza ai clienti del negozio. Tutte queste attività risultavano in contrasto sia con la patologia (cervicobranchialgia da ernia discale), sia con la denunciata depressione psichica.

Sulla base di queste valutazioni, la Corte di Cassazione ha escluso, non solo che l'ernia discale fosse compatibile con l'attività di riparazione di elettrodomestici, ma anche che l'attività di sorveglianza contro i furti potesse conciliarsi con la denunciata depressione. Questo in quanto questo compito richiede una focalizzazione costante dell'attenzione e contatti anche antagonistici con la clientela in genere e con persone sconosciute. La Corte, nella sentenza in esame, ha ricordato che, nel caso di specie, grava sul datore di lavoro la prova (ampiamente assolta) dello svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente ammalato, mentre grava sul lavoratore la prova (non fornita) che tale diversa attività lavorativa risulti compatibile col suo stato di malattia ed ad ogni modo coerente con gli obblighi gravanti su di lui.