Lunedì, 23 Settembre 2019 17:27

Da Consulenti del lavoro proposte sulla crescita del Paese

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha analizzato e proposto una serie di interventi destinati a ridurre la pressione fiscale e a favorire maggiori investimenti economici propedeutici all’incremento della forza lavoro. Ai temi del lavoro femminile e gli incentivi all’occupazione giovanile sono dedicate le prime proposte. Vi è poi da esaminare l’impatto sul costo del lavoro del salario minimo. Pur essendo condivisibile il tentativo di dare dignità economica al lavoro e combattere i fenomeni di manodopera a basso costo in violazione dei diritti dei lavoratori, l’introduzione normativa di un salario minimo legale, andrebbe ad impattare sul costo del lavoro delle imprese italiane, soprattutto le piccole e medie. Fra gli effetti negativi dell’aumento generalizzato della retribuzione: una minore disponibilità di risorse per trattamenti retributivi aggiuntivi (premi e welfare); l’aumento del prezzo di beni e servizi da parte delle imprese tenute ad affrontare nuovi costi, che potrebbe vanificare i benefici sui consumi; situazioni di dumping sociale con i lavoratori europei, con una nuova ondata di delocalizzazioni e una diminuzione dei già bassi livelli di investimenti esteri in Italia, ecc.

Per i Consulenti del lavoro è necessario il pieno coinvolgimento delle parti sociali nell’identificazione dell’importo del salario minimo, individuandolo in quello derivante dal contratto collettivo nazionale stipulato dalle associazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, lasciando alle stesse anche il compito di individuare un salario minimo residuale nelle ipotesi di mancata applicazione dei contratti collettivi. Inoltre, contro gli appalti illeciti sarebbe opportuno reintrodurre l’obbligo di equiparare le retribuzioni dei dipendenti dell’appaltatore a quelli dell’appaltante.  Il costo del lavoro rientra nel più ampio capitolo del cuneo fiscale. Altro punto analizzato dai Consulenti del lavoro è quello della riforma fiscale per abbassarne la pressione su imprese e cittadini. La flat tax è certamente un’occasione di riforma per creare, intanto, un sistema fiscale competitivo e socialmente equo tra tutte le categorie di contribuenti (titolari di partita IVA, lavoratori e pensionati) attraverso l’introduzione di due aliquote IRPEF (al 15% fino a un reddito di 65.000 euro, al 20% o al 23% per redditi superiori a 65.000 euro).

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