Venerdì, 09 Agosto 2019 10:39

L’identikit delle professioni “sostituibili” e non

La sostituibilità tra pensionati e giovani alla prima esperienza lavorativa è strettamente correlata alla professione e al settore economico. Non necessariamente, quindi, politiche di pensionamento anticipato si traducono in maggiori possibilità di occupazione giovanile, specie in un mercato del lavoro rigido e poco flessibile come quello italiano. Sebbene per i lavori poco qualificati il ricambio occupazionale è quasi assoluto e anche più economico, per le professioni più qualificate l’uscita anticipata dei lavoratori più anziani non favorisce l’ingresso di nuove leve. È quanto messo in luce dal rapporto dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro intitolato: “Il ricambio generazionale dell’occupazione”, in cui viene elaborata una classifica delle professioni “sostituibili” e “non sostituibili”.

Dall'indagine emerge un saldo negativo tra chi va in pensione e chi è alla prima esperienza lavorativa per quanto riguarda legislatori, imprenditori e alta dirigenza (-48 mila), professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (-48 mila), impiegati (-27 mila), conduttori di impianti, operai di macchinari fissi e mobili e conducenti di veicoli (-45 mila), militari (-3 mila). Dunque, solo una parte dei posti dei pensionati viene sostituita da giovani occupati; la restante è affidata a lavoratori meno giovani, adulti con maggiore esperienza oppure non viene sostituita affatto. Tra le professioni, invece, dove si registra il maggiore ricambio occupazionale ci sono innanzitutto quelle inerenti attività commerciali e servizi (+358 mila), a testimonianza della vocazione terziaria del Paese. Un barista o un commesso può essere sostituito con un lavoratore di qualsiasi età, ma se è giovane costa meno.

“Misure di uscita anticipata dal mercato del lavoro non sempre producono gli effetti sperati. Spesso accade il contrario, soprattutto nel settore privato” sottolinea il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca. “Le imprese potrebbero sfruttare i prepensionamenti come strumento di gestione delle ristrutturazioni aziendali per ridurre il personale più che come strumento di ricambio generazionale” spiega. “Così come avevamo stimato già a partire dal mese di marzo, quest'anno per effetto di Quota 100 un giovane su tre pensionati farà ingresso nel mondo del lavoro (circa 116 mila ragazzi under 30) a fronte dei 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento, stimati nella fase di avvio della misura. Ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale, infatti, si stima una percentuale di turnover pari al 37%”, conclude il Presidente.

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Il comunicato stampa 

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