Lunedì, 29 Aprile 2019 17:01

Spaccia fuori azienda, possibile licenziare

Detenzione e spaccio, da parte del lavoratore dipendente, di elevate quantità di sostanze stupefacenti, hanno un riflesso sulla funzionalità del rapporto di lavoro.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.4804/2019, ha rigettato la sentenza della Corte d’Appello di Venezia che considerava illegittimo il licenziamento per giusta causa del lavoratore coinvolto in detenzione e spaccio di sostanze psicotrope.

Nel caso concreto si trattava di un lavoratore che deteneva illecitamente, con evidenti fini di spaccio, elevate quantità di sostanze stupefacenti, un reato continuato di acquisto con cadenza regolare (circa una volta ogni 3 mesi per quantitativi pari ogni volta a 200/300 gr di hashish e marijuana). Il datore ha acquisito il verbale d’arresto in flagranza, l’analisi degli stupefacenti e il verbale di perquisizione ed ha contestato i fatti allo stesso.

La contestazione dell’addebito ha lo scopo di consentire al lavoratore incolpato l’immediata difesa, la contestazione, quindi, deve contenere le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare, nella sua materialità, il fatto o i fatti addebitati. Per la Corte di Cassazione, il datore non ha semplicemente contestato il fatto storico della pendenza del procedimento penale, ma, piuttosto, i fatti materiali che di quel procedimento ne costituivano l’oggetto, rappresentati dalla detenzione e dallo spaccio di elevata quantità di sostanze. La Cassazione ha affermato che la detenzione e lo spaccio, con cadenza regolare dal 2006, costituiscono, almeno in via astratta, giusta causa di licenziamento. Si tratta, infatti, di una condotta che, oltre ad avere rilevo penale, è contraria alle norme dell’etica e del vivere civile comuni. Tutto ciò ha un riflesso, anche solo potenziale, ma oggettivo, sulla funzionalità del rapporto di lavoro.

Pertanto, afferma l'ordinanza, la sentenza con cui al dipendente viene riconosciuto il diritto a essere reintegrato in azienda, deve essere cassata con rinvio alla Corte d'Appello, che dovrà tenere conto di come la detenzione e spaccio di elevate quantità di stupefacenti sia condotta sussumibile, in astratto, nella nozione di giusta causa avendo un riflesso, anche solo potenziale, ma oggettivo, sulla funzionalità del rapporto di lavoro. Tutte le informazioni sono reperibili dai Consulenti del lavoro.

 

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