Giovedì, 15 Novembre 2018 10:35

Lavoro nero: sanzioni per retribuzioni non tracciabili

La maxi-sanzione per lavoro nero, comminata ai sensi dell’art. 3, comma 3, del D.L. n. 12/2002, come modificato dal D.Lgs. n. 151/2015, non esclude l’applicazione della sanzione per mancato rispetto dell’obbligo di tracciabilità del pagamento delle retribuzioni introdotto dalla Legge di Bilancio 2018 (L. n. 205/2017). A chiarirlo è l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la nota prot. n. 9294 del 9 novembre 2018.

D’intesa con l’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro, l’Ispettorato chiarisce che, nonostante sia “piuttosto remota” la possibilità che il lavoratore irregolare venga pagato utilizzando strumenti tracciabili, non può di per sé escludersi l’applicazione della sanzione prevista dal comma 913 della L. n. 205/2017, a tutela di interessi non esattamente coincidenti con quelli presidiati dalla c.d. maxi-sanzione per lavoro nero. Inoltre – aggiunge la nota - laddove il Legislatore ha voluto escludere l’applicazione di ulteriori sanzioni in caso di contestazione della maxi-sanzione, lo ha fatto espressamente nell’art. 3, comma 3 quinquies, del D.L. 12/2002 come modificato dal D.Lgs. n. 151/2015. Infine, considerando che nel sommerso la periodicità dell’erogazione della retribuzione può non seguire l’ordinaria corresponsione mensile, in caso di accertata corresponsione giornaliera della retribuzione si potrebbero configurare tanti illeciti per quante giornate di lavoro in nero siano state effettuate. Verrà adottata comunque la diffida accertativa se la retribuzione in contanti risulti anche inferiore all’importo dovuto in ragione del CCNL applicato dal datore di lavoro.

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