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Giovedì, 22 Dicembre 2016 16:39

Lo Stato membro può opporsi al licenziamento collettivo

Gli stati europei possono opporsi, in determinate circostanze, ai licenziamenti collettivi nell'interesse dei lavoratori e dell'occupazione purché i criteri applicati non siano formulati in maniera generica ed imprecisa. A stabilirlo è una sentenza della Corte di Giustizia europea, anticipata sulle pagine del Sole24Ore di oggi, chiamata ad esprimersi su un contenzioso nato fra una società greca e il Ministero del Lavoro ellenico, che aveva deciso di non autorizzare il licenziamento collettivo dei lavoratori dopo la chiusura di uno stabilimento.

Il giudice greco aveva chiesto alla Corte Ue se l'autorizzazione ministeriale rispondesse alla direttiva sui licenziamenti collettivi e alla libertà di stabilimento garantita dai Trattati e, in caso di risposta negativa, se la normativa ellenica fosse compatibile con il diritto dell’Unione, tenuto conto della crisi economica della Grecia e della necessità di salvare l’occupazione.

La Corte di Giustizia europea nella sentenza precisa che non è contrario alla libertà di stabilimento e alla libertà d'impresa una normativa nazionale che conferisce ad un’autorità pubblica il potere di impedire licenziamenti collettivi a patto però che la decisione venga motivata. Nel caso in questione la decisione sancita dall'autorità greca si basa su criteri formulati in modo generico ed impreciso che lasciano ampio potere discrezionale difficilmente controllabile. Inoltre, per la Corte gli obiettivi di natura economica non costituiscono una ragione d’interesse generale tanto da giustificare una restrizione ad un libertà come quella di stabilimento.

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