Giovedì, 20 Ottobre 2016 17:45

Occupazione femminile: Italia fanalino di coda in Europa

Si torna a parlare di occupazione femminile e dei fattori che ne rallentano la crescita. Tra questi c'è il costo del lavoro domestico e per la cura dei figli, che dovrebbe essere pagato nel caso in cui la donna decidesse di lavorare. Infatti, secondo quanto è emerso dal rapporto su "Lavoro, famiglia e gender gap: come le madri lavoratrici conciliano i tempi", presentata dall'Osservatorio Statistico di Categoria in occasione del Festival del lavoro 2016, alle madri meno istruite e con minori qualifiche professionali, che hanno un’aspettativa salariale più bassa, non conviene lavorare dal momento che il costo dei servizi sostitutivi rischia di essere più alto del salario che possono guadagnare, a meno di disporre di una rete familiare in grado di assisterle.

L'argomento, sempre di grande attualità, è stato affrontato sul blog de IlSole24Ore "Alley Oop", illustrando i risultati del rapporto e chiedendo un commento alla Presidente del Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone. "Il nostro rapporto – spiega la Presidente – mette in evidenza come in Italia i genitori che lavorano pagano il prezzo più alto per conciliare vita famigliare e lavoro. In presenza di salari bassi, soprattutto per le madri, è quasi più conveniente non lavorare. Questa scelta incide fortemente sul tasso degli inattivi, ovvero quei soggetti che non lavorano e non cercano nemmeno un lavoro". "In Italia - continua la Presidente - circa il 35,6% delle mamme con figli minori sono inattive. Molte di queste non cercano lavoro per poter accudire i figli, perché nella zona in cui vivono i servizi di supporto alla famiglia, compresi quelli a pagamento come baby-sitter e assistenti per anziani sono assenti, inadeguati o troppo costosi".

Il nostro Paese, dunque, è all'ultimo posto nelle graduatorie europee sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro. Per questo è auspicabile intervenire riducendo il costo dei servizi per l’infanzia attraverso agevolazioni fiscali e misure più ampie come il welfare aziendale, soprattutto per le fasce di lavoratori con bassi livelli d’istruzione e di reddito, che prevede la partecipazione ai costi da parte delle imprese.