Giovedì, 29 Settembre 2016 17:30

Licenziamento valido per effettiva riorganizzazione tecnico-produttiva

Costituisce giustificato motivo oggettivo di licenziamento la decisione del datore di ripartire diversamente le mansioni (di un dipendente licenziato) tra gli altri lavoratori rimasti in servizio, se questo rappresenta una più economica ed efficiente gestione aziendale.
La Corte di Cassazione, con la sentenza 19185/16, ritiene che rientri nel legittimo esercizio dei poteri di impresa la suddivisione tra più lavoratori delle attribuzioni ricoperte da un solo dipendente, nei cui confronti può, dunque, essere validamente intimato il licenziamento per soppressione del relativo posto di lavoro.


Il caso concreto riguardava il licenziamento intimato da una società immobiliare sul presupposto della chiusura della sede in cui era adibito il dipendente, le cui mansioni di natura commerciale non erano state soppresse, bensì redistribuite tra i dipendenti di un’altra sede aziendale.
Il diritto del datore di ripartire diversamente determinate mansioni fra più dipendenti, afferma la Corte, non deve far perdere di vista la necessità di verificare il rapporto di congruità causare fra la scelta effettuata dal datore e il licenziamento. In altre parole, secondo la Cassazione, non basta che i compiti un tempo espletati dal lavoratore licenziato risultino essere stati distribuiti al altri, ma è necessario che il riassetto sia all’origine del licenziamento e non un effetto dello stesso.

Può costituire giustificato motivo di licenziamento anche solo una diversa ripartizione di certe mansioni fra personale in servizio, attuata a fini di più economica ed efficiente gestione aziendale. Invece di essere assegnate ad un solo dipendente, alcune mansioni possono essere suddivise fra più lavoratori facendo emergere in esubero la posizione lavorativa di un soggetto addetto in modo esclusivo a tali mansioni.

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