Venerdì, 26 Febbraio 2016 09:48

Europa 2020: il rilancio dell’active ageing 2/2

In linea con le priorità stabilite da Europa 2020, il 21 ottobre 2010 il Consiglio dell’Unione europea ha assunto la Decisione 707 sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione per ridurre la povertà e l’esclusione sociale, eliminando i fattori che ostacolano la partecipazione al mercato del lavoro, specialmente per le donne, i lavoratori anziani, i giovani, le persone con disabilità e gli immigrati regolari.

Fra i vari orientamenti stabiliti nella Decisione, agli Stati membri veniva rinnovata la richiesta di promuovere l’invecchiamento attivo e di ampliare la partecipazione dei lavoratori anziani al mercato del lavoro. Le linee guida, che formavano parte integrante della Decisione, invitavano in particolare a concentrare gli sforzi sul sostegno ai lavoratori con competenze professionali scarse e obsolete. A riguardo si raccomandavano l’investimento nello sviluppo delle risorse umane, la riqualificazione e la partecipazione agli schemi di apprendimento permanente per mezzo del contributo finanziario congiunto dei governi, dei lavoratori e dei datori di lavoro. Azioni che dovevano essere accompagnate da  sistemi di protezione sociale, dall’apprendimento permanente, da politiche di inclusione globale e da sistemi previdenziali che dovevano garantire la sicurezza al reddito. Pochi mesi dopo la Decisione 707, il 17 giugno 2011, una seduta del Consiglio dedicataad occupazione, politiche sociali, salute e tutela dei consumatori, adottava laDecisione di proclamare il2012 Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni.

Gli obiettivi erano di diffondere la consapevolezza del valore dell’invecchiamento attivo, mettendo in risalto il contributo potenziale delle persone anziane alla società e all’economia, e creare un contesto favorevole affinché i principali stakeholderpotessero sviluppare politiche e azioni specifiche in questo ambito. Nel corso dello stesso anno, il documento dell’Ageing Report 2012 ribadiva che l’aumento maggiore dei tassi di partecipazione nell’area EU27 avrebbe interessato la classe d’età 55-64, soprattutto in forza delle riforme pensionistiche, determinando nel 2060 una sostanziale diminuzione del differenziale di genere. L’ampliamento della partecipazione sarebbe stato accompagnato fino al 2020 dall’aumento della forza lavoro fra i 20 e i 64 anni; aumento cui avrebbe fatto seguito una contrazione di 24 milioni di unità. In particolare dal 2022 il cosiddetto ”effetto invecchiamento” avrebbe preso il sopravvento. In assenza di ulteriori riforme, anche il tasso di occupazione dei lavoratori maturi si sarebbe stabilizzato. Alla conclusione del 2012, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato ufficialmente le linee guida per l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni elaborate dai Comitati per la protezione sociale per l’occupazione (Council of the European Union, 2012). Prendendo atto della positiva azione di stimolo esercitata dall’Anno europeo sugli stakeholdere sui cittadini dell’Unione, il Consiglio tornava a sottolineare come per fronteggiare con successo il mutamento demografico in corso fosse necessario adottare un approccio basato sul ciclo di vita, in grado di valorizzare il potenziale di tutte le generazioni, con particolare riguardo a quelle in età più avanzata.

Sulla scorta del successo delle numerose sperimentazioni realizzate, la Dichiarazione richiamava l’UE e gli Stati membrialla massima collaborazione (sia a livello nazionale che regionale e locale) per fornire alle persone mature le più ampie opportunità di rimanere attive.

Fonte: studio dell’Isfol “L’Age management nelle grandi imprese italiane. I risultati di un’indagine qualitativa”.