Mercoledì, 24 Febbraio 2016 08:20

Attività dei patronati, necessari i Consulenti del Lavoro

Per svolgere gli adempimenti di lavoro, sono necessari i Consulenti del Lavoro. La conferma arriva dal Decreto ministeriale 16 settembre 2015 (GU n.265/15), che disciplina le attività esercitabili dai patronati.  Il decreto distingue, infatti, la libera consulenza dalle attività esercitabili dai Consulenti del Lavoro abilitati, specificando che tutti gli adempimenti in materia di lavoro, disciplinati dalla Legge n. 12/79, sono riservati agli iscritti alla Categoria.

Il legislatore, anche in occasione di questo decreto, ha ritenuto utile distinguere gli adempimenti (riservati), dalla consulenza (libera).  Il comma 3 dell’articolo 1 del Decreto in oggetto, specifica “resta fermo che le attività rientranti nell'ambito  delle professioni di cui all'art. 2229 del codice civile possono essere svolte esclusivamente dagli iscritti negli appositi albi o elenchi”. Il provvedimento non lascia alcun dubbio, quindi, sulla competenza esclusiva per i professionisti iscritti ad un Ordine professionale per le attività ad essi attribuite dalla disciplina vigente, così come sui limiti dei patronati, che non potranno svolgere quelle attività il cui esercizio richiede l’iscrizione ad un ordine professionale.

Vediamo nel merito cosa prevede il Decreto.

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2015 del D.M. 16 settembre 2015, è stato approvato lo schema di convenzione che definisce le modalità di esercizio, da parte degli Istituti di patronato e di assistenza sociale, delle attività di cui all'articolo 10, comma 1, lettera a), della Legge 30 marzo 2001, n. 152.

L’art. 1 del Decreto (15A08439)afferma che:

È approvato, nel testo allegato al decreto, lo  schema di  convenzione  che  definisce  le  modalità  di  esercizio   delle attività di sostegno, informative, di consulenza,  di  supporto,  di servizio  e  di   assistenza   nello   svolgimento   delle   pratiche amministrative  in  favore  di  soggetti  privati  e  pubblici  nelle seguenti materie:

  a) previdenza e assistenza sociale;

  b) diritto del lavoro;

  c) sanità;

  d) diritto di famiglia e delle successioni;

  e) diritto civile e legislazione fiscale;

  f) risparmio;

  g) tutela e sicurezza sul lavoro”.

Gli Istituti di patronato possono svolgere le attività senza scopo di lucro, in Italia e all'estero, con  esclusione  di quelle ammesse al finanziamento, in favore di soggetti privati e pubblici.

“Resta fermo che le attività rientranti nell'ambito delle professioni di cui all'art. 2229 del codice  civile possono essere svolte esclusivamente dagli iscritti negli appositi albi o elenchi”.

Il provvedimento in esame assume una valenza fondamentale in quanto doveva definire le modalità di esercizio di tali attività e dunque, di fatto, è attuativo di quanto previsto dalla fonte primaria. A tal fine, il decreto del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali non lascia dubbi circa le prerogative dei professioni e dunque i limiti dei patronati. Già nella premessa del decreto viene, infatti, puntualizzato che occorre tenere conto dell'art. 2229 del codice civile, secondo il quale la legge determina le professioni per l'esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in albi o elenchi e, di conseguenza, dell'art. 348 del codice penale, che vieta l'esercizio abusivo di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato.

Ma a sgombrare il campo da qualsiasi dubbio è proprio la previsione contenuta al comma 3 dell'articolo 1 del Decreto nel quale è previsto che rimane fermo che le attività rientranti nell'ambito delle professioni di cui all'art. 2229 del codice civile possono essere svolte esclusivamente dagli iscritti negli appositi albi o elenchi. Di conseguenza, ogni attività che risulti attribuita alle professioni per il cui esercizio è necessaria l'iscrizione ad un ordine professionale non potrà essere svolta dai patronati in quanto vietata dal decreto. Ciò sta a significare, ad esempio, che la tenuta del Libro Unico del Lavoro rimane di esclusiva competenza dei Consulenti del Lavoro e degli altri soggetti individuati dalla Legge n. 12/1979. Analoga considerazione va fatta per il Decreto che porta la medesima data (15A08439)e che individua i criteri generali secondo i quali devono essere stipulate, senza scopo di lucro, in Italia e all'estero, le convenzioni per lo svolgimento, da parte degli Istituti di patronato e di assistenza sociale, delle attività e delle materie di cui alla Legge n. 152/01. Anche in tale testo, infatti, il legislatore ribadisce che “Resta  fermo  che  le  attività  rientranti  nell'ambito  delle professioni di cui all'art. 2229 del codice civile, possono essere svolte esclusivamente dagli iscritti negli appositi albi o elenchi”.