Venerdì, 05 Febbraio 2016 07:05

La Legge di Stabilità raddoppia la tutela della paternità

La tutela della genitorialità ha assunto nel tempo connotazioni di sempre crescente attenzione alla figura paterna intesa quale soggetto coinvolto direttamente nella cura e nella crescita dei figli, non più soltanto nei casi particolari di nucleo familiare monogenitoriale.

E’ con queste finalità che, in via sperimentale per gli anni 2013-2015, è stato previsto che, entro i 5 mesi dalla nascita del figlio (o dall'effettivo ingresso in famiglia del minore nel caso di adozione nazionale o dall'ingresso del minore in Italia nel caso di adozione internazionale),  il padre lavoratore dipendente ha:

- l'obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di 1 giorno, fruibile anche durante il congedo di maternità della madre lavoratrice, in aggiunta ad esso. Questa tipologia di congedo è riconosciuta in aggiunta anche al padre che fruisce dell'ordinario congedo di paternità;                                                          

- la facoltà di astenersi per un periodo di 2 giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione, durante al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest'ultima, lavoratrice dipendente o parasubordinata.

La legge di stabilità appena approvata per l’anno 2016, raddoppia la durata del congedo obbligatorio portandolo a due giorni, fruibili anche separatamente, mentre lascia invariata la misura del congedo facoltativo.

Per entrambe le tipologie di permesso, il corrispondente trattamento retributivo è totalmente a carico dell’INPS e viene corrisposto attraverso il datore di lavoro che porta a conguaglio le stesse somme in UNIEMENS.

Per la fruizione dei permessi, il lavoratore è tenuto a:

·         presentare richiesta in forma scritta al datore di lavoro, con l’indicazione dei giorni in cui intende fruire del congedo obbligatorio e facoltativo, con un preavviso non inferiore a 15 giorni;

·         allegare, in caso di richiesta di congedo facoltativo, una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo di maternità a lei spettante per un numero di giorni equivalente a quello fruito dal padre, con conseguente riduzione del congedo medesimo. Tale documentazione deve essere trasmessa dal lavoratore anche al datore di lavoro della madre.

Tutte le informazioni sono reperibili presso i Consulenti del lavoro.