Mercoledì, 13 Gennaio 2016 09:28

Mediazione Consulenti del Lavoro, i primi risultati

L’Organismo di Mediazione dei Consulenti del Lavoro incomincia a produrre risultati. Il riferimento è, sia al numero sempre crescente delle strutture amministrative istituite presso le sedi degli ordini territoriali, sia al flusso di domande di mediazione che vengono presentate e alle adesioni dei colleghi all’Organismo stesso, nonostante la fase di start-up che ha risentito anche del travagliato percorso della mediazione. Le pratiche di mediazione trattate hanno riguardato le materie di locazione, condominio, usucapione, donazione, rapporti assicurativi, risarcimento danni.

Permangono, tuttavia, una serie di fattori critici che rendono ancora lo strumento non valorizzato appieno e sicuramente migliorabile. Tra tali fattori, di sicuro, è da segnalare la forte resistenza delle parti a dare il consenso ad esperire effettivamente il procedimento, ossia a proseguire oltre l’incontro iniziale informativo e, in generale, la mancanza di una cultura che propenda per la risoluzione alternativa delle controversie rispetto al giudizio civile. L’istituto della mediazione presenta dei vantaggi evidenti rispetto al processo civile, basti pensare alla rapidità con cui il procedimento viene esperito, ai costi calmierati previsti dalla legge in proporzione al valore della pratica e quindi conosciuti in anticipo. Senza considerare il fatto che il giudizio civile contribuisce a indebolire, se non ad interrompere i rapporti personali e/o commerciali fra le parti. Inoltre, una sentenza  del giudice o un lodo arbitrale, essendo dei provvedimenti non concordati con le parti, sono necessariamente imposti e quindi, lasciano sovente le stesse alquanto insoddisfatte. Il fondamento della mediazione è ravvisabile invece in un approccio che richiede il coinvolgimento delle parti al fine di trovare una soluzione in linea con le proprie effettive esigenze.

Nella fase di mediazione gioca un ruolo fondamentale la figura del mediatore, che deve facilitare l’emersione dei bisogni e delle ragioni per cui le parti avanzano determinate pretese, avendo l’abilità di discernere le informazioni utili facendo domande aperte, riassumendo spesso le posizioni esposte e i punti condivisi, focalizzando così l’attenzione sugli aspetti relazionali di modo ché si possano trasformare i blocchi conflittuali in esiti soddisfacenti e produttivi. Il mediatore in termini psicologici va ad assumere il ruolo di “contenitore” delle ansie legate alla relazione che le parti sperimentano nel procedimento, e solo successivamente aver ottemperato tale funzione, eserciterà il ruolo di negoziatore delle posizioni. La dinamica relazionale in mediazione è, infatti, molto complessa e la figura del mediatore si pone come ancora di salvezza della fiducia delle parti, sta a lui prospettare una sicurezza che è prima di tutto emotiva e poi procedurale. Ecco perché appare estremamente necessario che il mediatore possegga, oltre alle competenze tecniche, forti doti negoziali e comunicative. A tale scopo la Fondazione Studi, che è anche ente accreditato dal Ministero di Giustizia a erogare formazione in materia di mediazione, organizza periodicamente corsi specifici per mediatori, sia di “base” che di “aggiornamento”. L’obiettivo è quello di raggiungere uno standard di qualità elevato per svolgere un servizio di mediazione improntato a presupposti di professionalità ed efficienza. In linea con tale assunto, occorre continuare a presidiare e sviluppare il progetto, intendendo la mediazione non solo come business ma anche come una mission, contribuendo così a creare una nuova cultura che parta dalla comprensione del punto di vista altrui, ed in maniera pragmatica dai propri bisogni effettivi per soddisfare i quali il tribunale non sempre appare la sede ottimale.