Martedì, 12 Gennaio 2016 09:29

Politiche attive, opportunità per i Consulenti/1

A cura di Francesco Duraccio - Vicepresidente Fondazione Consulenti per il Lavoro.       

Anche in Italia con il D.Lgs. 150/2015 – uno dei decreti attuativi del cd. Jobs Act - si sono poste le basi per la costruzione di un sistema di “Servizi al lavoro” che almeno nella struttura organizzativa immaginata e nella filosofia di ispirazione si avvicina a quello dei più performanti partners europei.  Scontiamo evidentemente una arretratezza di sistema dovuta di fatto alla concentrazione delle attività ai servizi pubblici. Un sistema inefficiente, ed anche sottodimensionato, che non è stato in grado di sviluppare un livello di servizio adeguato. A ciò si aggiunge che le competenze concorrenti affidate, dal titolo V della Costituzione, alle Regioni hanno comportato l’attuazione di politiche attive in modo difforme e disomogeneo sul territorio nazionale con l’evidente risultato che l’inefficienza di alcune Regioni ha generato l’assenza di iniziative a fronte, comunque, di fondi europei a disposizione, mal spesi ed a volte addirittura non spesi. Quindi, il Governo, consapevole che questo potrebbe essere l’ultimo tentativo per non perdere il passo degli altri Paesi europei ha, con la riforma in corso, avviato una inversione di tendenza ponendo le politiche attive del lavoro al centro delle strategie occupazionali, anteponendole alle politiche passive ed assistenzialiste degli ammortizzatori sociali che hanno nell’ultimo ventennio viziato il nostro mercato del lavoro.

Fiumi di denaro pubblico e prestazioni previdenziali spesi in misure di sostegno al reddito in favore di lavoratori sospesi in cassa integrazione o licenziati, senza offrirgli il minimo sostegno per ricollocarli al lavoro, con il rischio di emarginarli non preoccupandosi di aggiornare le relative competenze professionali alle esigenze di un mercato in continua evoluzione. Con la filosofia di fondo che oggi, invece, ispira il Jobs act, gli ammortizzatori sociali vengono vincolati ad una condizionalità rispetto ad un percorso attivo di ricerca di un nuovo impiego. In sostanza si metterà in essere un sistema nel quale l’attenzione rivolta ai disoccupati ed ai soggetti fruitori di misure di sostegno al reddito non è mirata soltanto ad assicurargli mezzi di sostentamento ma anche a favorire quanto prima una nuova occupazione. I disoccupati e i fruitori di misure di sostegno al reddito, vengono presi in carica dai servizi accreditati, profilati ed accompagnati in un percorso finalizzato alla ricerca di occupazione che passa anche attraverso azioni di orientamento, formazione, riqualificazione e ricollocazione. Stante l’attuale competenza regionale in materia ed in attesa delle possibili modifiche dell’impianto Costituzionale, si è creata una forzata condivisione di tutta la gestione tra Ministero del Lavoro e Regione poi declinata operativamente su base territoriale, tramite un ente di nuova costituzione, l’ANPAL – Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del lavoro- a cui è affiata la regia dell’intero sistema con la finalità di omogeneizzare sul territorio nazionale le iniziative di politica attiva per il lavoro, garantendo un livello minimo essenziale dei servizi in ogni Regione.