Mercoledì, 13 Gennaio 2016 07:41

Il nuovo regime sanzionatorio in ambito tributario

A cura di Giuseppe Buscema

Col Decreto Legislativo n. 158 del 24 settembre scorso, cambia il regime sanzionatorio relativo ai reati tributari. Dopo quindici anni il legislatore interviene rivisitando le varie casistiche e adeguando, nel caso specifico del reato di omissione del versamento Iva, il limite delle somme non versate oltre il quale si configura il reato. In sintesi le novità più importanti:

Reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

Si interviene sul presupposto oggettivo del reato di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”, valevole ai soli fini delle imposte sui redditi e dell’imposta sul valore aggiunto, ampliando il novero delle dichiarazioni rilevanti ai fini del medesimo reato tributario, sino ad oggi circoscritto alle dichiarazioni presentate in relazione ad un determinato periodo di imposta.

Nello specifico, rispetto al passato, il reato tributario de quo potrà configurarsi anche con la presentazione di una dichiarazione relativa alle imposte sui redditi o all’imposta sul valore aggiunto diversa da quella annuale.

Reato di dichiarazione infedele

Il nuovo “reato di dichiarazione infedele”,viene ampiamente rivisto dall’art. 4 del medesimo decreto legislativo nell’ottica di un “alleggerimento della situazione attuale”.

In particolare viene innalzata sia la soglia di punibilità costituita dall’importo dell’imposta evasa, prevedendo che la dichiarazione infedele è penalmente rilevante se l’imposta evasa è superiore, con riferimento alle imposte sui redditi o all’imposta sul valore aggiunto, ad euro 150.000,00 (e non, come in precedenza, ad euro 50.000,00), sia la soglia di punibilità costituita dall’ammontare degli elementi attivi che devono essere sottratti all’imposizione, elevandola da 2 a 3 milioni di euro.

Reato di omessa dichiarazione

Si prevede, da un lato, l’innalzamento della soglia di punibilità del reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi o della dichiarazione IVA e l’inasprimento della sanzione penale connessa a tale fattispecie delittuosa, e, dall’altro, il “nuovo” delitto di omessa presentazione della dichiarazione di sostituto di imposta, con l’introduzione del nuovo comma 1-bis.

Il nuovo comma 1-bis dell’art. 5 disciplina il reato di omessa presentazione della dichiarazione di sostituto di imposta, prevedendo che il sostituto d’imposta potrà essere imputato del reato in questione se l’ammontare delle ritenute non versate è superiore ad euro 50.000,00.

Reato di omesso versamento delle ritenute

L’omesso versamento penalmente rilevante può riguardare ritenute non versate risultanti dalla dichiarazione di sostituto di imposta o dalla certificazione rilasciata ai sostituiti.

L’art. 7 innalza la soglia di non punibilità del reato tributario da euro 50.000,00 a euro 150.000,00, con l’effetto che sino a 150.000,00 euro di ritenute non versate non potrà configurarsi il reato tributario in esame.

Omesso versamento di IVA

Viene innalzata da euro 50.000,00 ad euro 250.000,00 la soglia di non punibilità della condotta omissiva in questione, con l’effetto che l’omesso versamento dell’IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo determina esclusivamente l’irrogazione di una sanzione.

Indebita compensazione       

Nella versione attualmente in vigore dell’art. 10-quater del D. Lgs. n. 74 del 2000 è prevista la reclusione da sei mesi a due anni per chi utilizza in compensazione crediti non spettanti o inesistenti per un totale superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta. Il nuovo art. 10-quater introdotto dall’art. 9 del D. Lgs. 24 settembre 2015, n. 158 pur mantenendo invariato il quantum pari a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta, introduce una distinzione sostanziale, creando di fatto una nuova fattispecie di reato di indebita compensazione di crediti inesistenti (art. 10-quater, c. 2), differenziandola rispetto alla indebita compensazione di crediti non spettanti (art. 10-quater, c. 1). Quest’ultima fattispecie, continua ad essere punita con la reclusione da sei mesi a due anni, mentre per la fattispecie più grave di indebita compensazione di crediti inesistenti la reclusione prevista è da un anno e sei mesi a sei anni. 

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