Mercoledì, 25 Novembre 2020 14:50

Con la crisi aumenta il rischio violenza sulle donne nei luoghi di lavoro

Gli effetti della pandemia da Covid-19 sull’occupazione femminile - la più colpita in questo 2020 – vanno monitorati attentamente anche alla luce del rischio, sempre più attuale, di fenomeni di ricatti, aggressività e sfruttamento, specie negli ambienti di lavoro. A fronte di  8 milioni 816mila (il 43,6%) donne tra i 14 ai 65 anni che nel corso della loro vita hanno subito una qualche forma di violenza, il 9,6% le ha subite sul lavoro, indicando tale luogo al quarto posto come rischio, dopo i mezzi pubblici (27,9%), la strada (16,1%), pub, ristoranti, cinema e teatri (13,4%). Stando a quanto emerge dall'elaborazione della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro su dati Istat, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne 2020, sono 1 milione e mezzo le donne (8,9% delle lavoratrici) che hanno subito una molestia fisica nel luogo di lavoro, mentre circa 1 milione 173 mila un ricatto a sfondo sessuale (7,5%), per l’assunzione e/o avanzamento in carriera. Un fenomeno particolarmente diffuso al Centro Italia e che colpisce maggiormente le giovanissime e le donne più istruite.

Ed è il silenzio la risposta delle donne a tali violenze. Dai dati che emergono dall’indagine, l’80,9% delle donne non ne parla con nessuno sul posto di lavoro e in pochi casi tali situazioni sono sfociate in denunce alle Forze dell’Ordine. “Sebbene i dati degli ultimi anni non evidenzino un aumento dei fenomeni di violenza contro le donne vi è il rischio elevato di recrudescenza del fenomeno” sottolinea la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone. “La precarizzazione della condizione lavorativa della componente femminile, a seguito della crisi causata dalla pandemia, potrebbe esporre maggiormente a fenomeni di molestia e ricatto a sfondo sessuale nel luogo di lavoro" spiega la Presidente evidenziando che "i luoghi di lavoro, privati e pubblici, diventano oggi un presidio fondamentale nel garantire la tutela delle donne. Un presidio che deve essere intensificato, non solo tramite una maggiore sensibilizzazione su tali tematiche, ma anche rafforzando la posizione delle lavoratrici, di cui anche questa crisi continua a mettere in luce la debolezza sotto il profilo contrattuale e retributivo”, ha concluso.

Leggi il comunicato stampa

Rassegna web: Corriere Eusebiano del 28.11.2020

Notizie correlate: Ripartire dalle donne - Autonomi: una crisi che non conosce fine - Giovani, precari e a basso reddito: i più colpiti dalle nuove restrizioni

 

0
0
0
s2smodern