Lunedì, 15 Luglio 2019 09:19

Ambrosoli: opporsi a corruzione è "scelta di responsabilità"

L’11 luglio 2019 sono trascorsi 40 anni dalla morte di Giorgio Ambrosoli, avvocato assassinato nel 1979 da un sicario assoldato dal banchiere Michele Sindona mentre tentava di fare chiarezza nel crack della Banca Privata Italiana di cui era stato nominato commissario liquidatore. Una personalità divenuta simbolo dell’Italia che si contrappone alle logiche mafiose e che è stata ricordata Festival del Lavoro con la testimonianza del figlio, Umberto Ambrosoli, nell’ambito dei confronti e dibattiti sul valore della legalità. «Esiste la possibilità di vivere la propria vita e non quella che altri, con la corruzione e la minaccia, vogliono imporci», ha dichiarato Umberto Ambrosoli, sottolineando come questo sia l’insegnamento più importante da trarre dalla storia di suo padre e come i professionisti possono avere un ruolo chiave in quest'ambito. Si tratta di «scelte di responsabilità» – ha evidenziato nelle interviste rilasciate al Festival del Lavoro – da diffondere «in modo più permanente e stabile» soprattutto fra le giovani generazioni, che devono avere la capacità di opporsi a quella che, spesso, è «una forma mentale dominante».

Per questo è utile portare nelle scuole e nelle Università storie come quelle di Ambrosoli e di Antonino Bartuccio, anche lui ospite del Festival per raccontare come è diventato testimone di giustizia. «La legalità non deve utilizzata come proclama senza azioni concrete» ha affermato Umberto Ambrosoli sul ruolo dello Stato così come non ci dovrebbe essere «contraddizione nelle politiche di contrasto all’evasione fiscale: ogni volta che c’è un condono si vanifica ogni sforzo fatto fino a quel momento». Necessario, infine, agire sul funzionamento della giustizia: «serve una riforma seria e proclamata».

Rivedi il confronto sul palco del Mi.Co.

L’intervista dietro le quinte del Festival del Lavoro

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