Lunedì, 05 Novembre 2018 14:36

Contratti a termine, impianto denso di criticità

I Consulenti del Lavoro confermano le perplessità già espresse all'indomani dell'entrata in vigore del decreto legge n. 87/18, anche se vi sono stati interventi, in sede di conversione in legge, su alcune delle criticità evidenziate. Il nuovo impianto normativo ha profondamente novellato il concetto di tempo determinato nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, limitando a 12 mesi la durata massima del termine senza causale ed introducendo la possibilità di apporre un termine superiore (max 24 mesi), in presenza di specifiche motivazioni e condizioni legate ad esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività. Esigenze di sostituzione di altri lavoratori, o esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività. Ma l’introduzione di una causalità obbligatoria nei “secondi” 12 mesi del tempo determinato, per il Presidente di Fondazione studi dei Consulenti del lavoro, Rosario de Luca, restringe, di fatto, l’utilizzo dell’istituto, attesa la effettiva difficoltà di dare applicazione concreta alle nominate condizioni. Peraltro, la previsione del regime transitorio, secondo cui le novità legislative si applicano ai contratti di lavoro a tempo determinato stipulati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto (14.07.2018), nonché ai rinnovi e alle proroghe contrattuali successivi al 31 ottobre 2018, crea non pochi problemi di interpretazione, essendo la norma poco declinata.La legge n. 96/18, quindi, non sembra adatta a favorire quel rilancio occupazionale auspicato da tutte le componenti del mercato del lavoro.

Gli effetti di queste nuove disposizioni saranno valutabili a breve, ma sin da ora è possibile affermare che sono le esigenze aziendali a determinare l’andamento dello stato dell’occupazione. Non certo i contenuti di una legge. L’esperienza concreta insegna che un imprenditore non si priva di un buon collaboratore, neanche in caso di un aumento del costo del lavoro. Così come non tiene in organico a tempo indeterminato i lavoratori, in assenza di prospettive di nuovo lavoro. È la logica dell’economia, è la logica della razionalità. Per questo, si può senza dubbio affermare che l’introduzione di limiti e vincoli al contratto a tempo determinato non determinerà un aumento dei contratti a tempo indeterminato. Risulterà, invece, più probabile l’aumento del turn-over dopo 12 mesi, in particolare per le figure meno specializzate e, quindi, facilmente reperibili sul mercato del lavoro.

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