Venerdì, 02 Dicembre 2016 14:33

CENSIS: 50° Rapporto situazione sociale del Paese

Presentata oggi a Roma la 50a edizione del Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, che interpreta i fenomeni socio-economici italiani che si sono sviluppati in modo significativo in questa fase di lieve ripresa che stiamo attraversando. Nell'introduzione del Rapporto si legge che l'Italia sta vivendo la «seconda era del sommerso» post-terziario. La società continua a funzionare nei suoi meccanismi quotidiani, ma le Istituzioni stanno attraversando una crisi tanto profonda quanto palese. "La società italiana al 2016" è proprio il titolo della seconda parte dell'analisi del Censis, dalla quale emerge l'immagine di un' Italia rentier che non investe sul futuro e che, nell'anno del primato degli irresistibili flussi, sperimenta insorgenti piattaforme di relazionalità, nonostante si sia rotta la cerniera tra élite e popolo. Nella terza e quarta parte del documento vengono analizzati numerosi settori: la formazione, il lavoro e la rappresentanza, il welfare e la sanità, il territorio e le reti, i soggetti e i processi economici, i media e la comunicazione, la sicurezza e la cittadinanza.

Degno di nota, in particolare, il capitolo «Lavoro, professionalità, rappresentanze» nel quale vengono messi in evidenza alcuni importanti aspetti. Tra questi, l'eccesso di offerta e di lavoro a basso costo. Una crescita debole e una domanda ristagnante, anche a causa dei pochissimi investimenti pubblici e privati, determinano un surplus di offerta che riduce i prezzi delle merci, delle materie prime e dei servizi, senza innescare una maggiore propensione alla spesa, data la progressiva riduzione della remunerazione del lavoro.

Altri aspetti determinanti sono la qualità delle risorse umane, che rappresenta uno dei fattori che rendono l'Italia più attrattiva nelle decisioni di investimento nel nostro Paese, e la nuova geografia del lavoro agricolo. Gli occupati nel settore agricolo hanno raggiunto nel 2015 le 910.000 unità, con un incremento in termini assoluti di circa 20.000 occupati rispetto al 2014 e di 18.000 rispetto ai due anni precedenti. E poi, ancora, il vissuto lavorativo e professionale degli italiani all'estero, che fa tracciare un'immagine dell'Italia da chi ha scelto di lasciare il Paese negli ultimi anni e che sempre più conferma la propensione di questi soggetti a consolidare anche lontano dal Paese d'origine la propria esistenza, ed infine il lavoro autonomo come valida alternativa al lavoro dipendente in questo periodo di debole ripresa.

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