Giovedì, 06 Ottobre 2016 16:45

Controlli difensivi sui dipendenti solo se mirati

I "controlli difensivi" sui dipendenti devono riguardare comportamenti specifici che esulano il rapporto di lavoro. E’ l'indicazione contenuta nella sentenza 19922/2016 della Cassazione, riportata oggi sulle pagine de Il Sole24Ore, relativa a un caso di licenziamento a seguito di controlli effettuati in base all' articolo 4 dello Statuto dei lavoratori nel testo ante riforma Jobs act. Il caso in questione interessava un addetto alla vigilanza che durante il proprio giro di controllo aveva omesso alcune aziende clienti. La prova della violazione disciplinare era stata ottenuta incrociando i dati registrati dal sistema Gps dell'auto aziendale del lavoratore e da un altro software usato per lasciare bigliettini "virtuali" di controllo presso le aziende clienti.
Tali sistemi erano stati installati dalla ditta di vigilanza (come disposto dall' articolo 4 della legge 300/1970) con accordo sindacale, che espressamente ne prevedeva l' inutilizzabilità ai fini del controllo a distanza dei lavoratori. Il datore di lavoro aveva sostenuto l' utilizzabilità dei dati raccolti, in quanto i controlli sarebbero stati svolti a scopi difensivi, per verificare, sulla base di fondati sospetti, l'illiceità del comportamento del dipendente e tutelare il patrimonio e l'immagine aziendale. La Suprema Corte ha ribadito l'orientamento restrittivo secondo cui, anche quando il datore di lavoro agisca per controlli "difensivi", ciò debba avvenire nel rispetto dell' articolo 4 dello Statuto.

Per la Cassazione, quindi, il licenziamento è illegittimo, cogliendo così l’occasione per definire i confini dei controlli: ritenendo “non difensivi” i controlli  in quanto basati su sistemi (Gps e software) già da tempo installati in modo generalizzato e non adottati solo per far fronte a un illecito specifico. Per l’altro verso, ha specificato che il controllo difensivo possa dirsi legittimo solo ove sia posto in essere per evitare una specifica condotta lesiva di beni estranei al rapporto di lavoro e non un generico danno per il datore, derivante dal negligente adempimento della prestazione lavorativa da parte dei dipendenti, costituendo questo - a detta della Corte - un naturale rischio d' impresa.

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Riportata oggi sulle pagine de Il Sole24Ore

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