Venerdì, 04 Ottobre 2019 17:44

“Decreto crisi”, Consulenti del lavoro in audizione al Senato

La tutela dei lavori della gig economy pone il problema dell'inquadramento giuridico della tipologia della fattispecie lavoristica, dell'individuazione dell'effettivo datore di lavoro o committente e dei conseguenti aspetti che ne scaturiscono sotto il profilo degli obblighi e delle responsabilità. A sottolinearlo il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro nel documento presentato in audizione presso le Commissioni del Senato sul “decreto crisi”. Alla luce della sentenza n.26/19 della Corte d’Appello di Torino, un primo aspetto cui prestare attenzione, secondo i Consulenti del Lavoro, è la modifica all’art. 2, c. 1, del Dlgs. n. 81/15 che “finisce per estendere tutte le tutele proprie dei rapporti di natura subordinata alle collaborazioni personali continuative ed etero-organizzate anche quando l'attività si realizza attraverso piattaforme anche digitali. Allo stesso tempo il dl n. 101/19, però, introduce anche un ampliamento delle tutele degli iscritti alla gestione separata per i prestatori di lavoro non subordinato qualora utilizzino velocipedi o veicoli a motore. Dunque, nell’ipotesi in cui tali lavoratori siano etero-organizzati, anche in relazione alle modalità di tempo e di luogo individuati dal committente, occorrerebbe capire se prevalgano le disposizioni del Dlgs. n. 81/15, o quelle inferiori del dl n. 101/19. 

La distinzione fra le due fattispecie appare particolarmente complessa anche perché legata alle nozioni di occasionalità, o di continuatività, non ancorate a precise definizioni normative. L’applicazione di tali tutele finisce per essere condizionata dalla tipologia del mezzo adottato per la consegna dei beni, definizione che pone altrettanti problemi di natura interpretativa. Considerando inoltre le modalità della utilizzazione di manodopera mediante piattaforme digitali, sarebbe utile esplicitare la persona fisica sulla quale ricadono gli obblighi contrattuali – si osserva ancora -, in quanto il legale rappresentante di una persona giuridica non coincide sempre con il datore di lavoro e cioè con colui che è responsabile degli obblighi connessi al rapporto di lavoro. Ulteriori profili critici emergono sul fronte della disciplina applicabile in materia di salute e sicurezza in quanto il richiamo al Dlgs. n. 81/08 non è risolutivo. Risulta invece apprezzabile la disposizione in materia di donazioni al fondo per il diritto al lavoro dei disabili, da alimentare anche con donazioni spontanee da parte di soggetti privati.

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