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Martedì, 27 Agosto 2019 16:26

Pensione Quota 100 e incumulabilità con i redditi da lavoro

Ai fini del conseguimento della pensione anticipata con Quota 100 è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente, non è invece necessaria la fine dell’attività autonoma. Pertanto, in caso di svolgimento di lavoro autonomo, fermo restando l’obbligo del versamento della contribuzione obbligatoria presso la relativa gestione, i redditi eventualmente percepiti rilevano ai fini della incumulabilità della “pensione quota 100”. A fornire chiarimenti sui criteri di incumulabilità della pensione con i redditi da lavoro, di valutazione dei periodi di lavoro svolto all’estero ai fini del conseguimento della stessa e in tema di decorrenza del trattamento pensionistico è l’Inps con la circolare n. 117 del 9 agosto 2019. Nel documento vengono inoltre analizzate le modalità di valutazione dei periodi di lavoro svolto all’estero ai fini della pensione.

L’Istituto sottolinea che i redditi derivanti dallo svolgimento di attività lavorativa diversa da quella autonoma occasionale, rilevanti dal punto di vista dell’incumulabilità, sono quelli percepiti nel periodo compreso tra la data di decorrenza del trattamento pensionistico e la data di compimento dell’età richiesta per la pensione di vecchiaia, a condizione che tali redditi siano riconducibili ad attività lavorativa svolta nel medesimo periodo. La pensione è, invece, cumulabile con i redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui. La circolare elenca inoltre i redditi che non rilevano ai fini dell’incumulabilità e chiarisce che il pagamento della pensione è sospeso nell’anno in cui siano stati percepiti redditi incumulabili. Ai fini dell’accertamento dell’incumulabilità della “pensione Quota 100” con i redditi da lavoro - si legge - , i titolari di pensione devono presentare all’Inps un’apposita dichiarazione (mod. “Quota 100”), anche in via preventiva, riguardante lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa dipendente o autonoma da cui derivino redditi incumulabili.

Per quanto riguarda invece la valorizzazione dei periodi di lavoro svolto all’estero ai fini del conseguimento della “pensione Quota 100”, anche con il cumulo dei periodi assicurativi presso due o più gestioni previdenziali, trovano applicazione i chiarimenti forniti in precedenza dal Ministero del Lavoro. Pertanto, il requisito contributivo può essere perfezionato anche con la contribuzione estera non coincidente maturata in Paesi a cui si applicano i regolamenti dell’Unione Europea di sicurezza sociale ovvero in Paesi extracomunitari legati all’Italia da convenzioni bilaterali di sicurezza sociale, che prevedono la totalizzazione internazionale. In tali casi, la totalizzazione è possibile solo se risulti perfezionato in Italia il minimale di contribuzione previsto dalla normativa dell’Unione Europea (52 settimane) o dalle singole convenzioni. Nel caso di cumulo dei periodi assicurativi presso più gestioni rientranti nel campo di applicazione del regime convenzionale da applicare, i periodi esteri sono valorizzati nella gestione previdenziale che assicura il calcolo della pensione più favorevole. La contribuzione estera deve essere considerata anche nelle ipotesi in cui abbia già dato luogo alla liquidazione di una pensione estera, ma non anche nel caso in cui abbia dato luogo alla liquidazione di una pensione italiana in regime di convenzione internazionale. In ordine alla decorrenza si precisa, infine, che, con riferimento agli iscritti alle Gestioni private, si deve tener conto della volontà di chi abbia espresso nella domanda di pensione anticipata la volontà di differire la decorrenza del trattamento pensionistico ad una data certa posteriore a quella della prima decorrenza utile. In tali casi, il reddito da lavoro percepito prima della data di decorrenza della pensione indicata dall’interessato, riferito ad attività di lavoro svolta entro la medesima data, non rileva ai fini dell’incumulabilità.

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